Home > Articoli > Fare architettura

Fare architettura

01.10.2009
Renzo Piano
Lectio Magistralis

“Vado a braccio, non sono capace di preparare i discorsi, poi mi perdo… innanzitutto io oggi son qui per far vendere ceramica…”

I materiali sono antichi come la terra: il legno, la ceramica, la terracotta, e vanno reinventati.

Fare architettura… c’è chi comincia dal disegno, chi, come me, lo fa dal costruire, l’importante non è da dove si parte, ognuno ha il suo metodo. L’architettura è arte, arte di frontiera, arte contaminata, contaminata in senso positivo, perciò arricchita, arte corsara, c’è tanta rapina che non è male in sé se fatta a viso aperto, per restituire.

Un consiglio che do ai giovani è correte, andate, scoprite il mondo.

L’architettura comincia dalla forza della necessità che guida le migliori cose. E’ l’arte per produrre ripari per il genere umano. Ma è anche l’arte di rappresentare desideri. Quando ciò si fonde col bisogno nascono le migliori cose.

Queste sono due immagini che hanno condizionato la mia vita. La prima è la foto di un cantiere, siamo nel 1947, una di quelle due persone è mio padre, io non ci sono nella foto ma ero lì, avevo 9 anni.

Quando passi la tua infanzia sui cantieri il miracolo di questi luoghi ti resta addosso.

La seconda è Genova, la vita del porto, il mare, che fino a 50 anni non capisci.

Il fare architettura è il costruire. Quando la disegni, la studi, la calcoli c’è sempre questo patrimonio sottopelle che ti guida.

Beabour Il primo progetto che presento è il Beabour. Avevo 33 anni, io e Richard Rogers partecipammo da Londra e  venimmo scelti tra 663 concorrenti, ancora oggi non so come.
Gli edifici hanno bisogno di guadagnarseli gli affetti. All’inizio ci furono aspre critiche perché dicevano che era una fabbrica, un cantiere, noi naturalmente eravamo contenti. Esso doveva esprimere la fabbrica, il senso di cultura, di tolleranza. La piazza funziona, l’edificio funziona. Scopri improvvisamente che l’architettura è tutto il mondo, è quello della cultura e della società. Ti nasce dentro l’ansia del sociale. E’ in questo periodo che ho maturato l’idea dell’architetto come costruttore, sognatore e umanista, che facevo senza saperlo, c’era molta ribellione in questo. Oggi posso dire che allora fui molto fortunato, c’era da dare un significato nuovo ai musei, da intepretarne la trasformazione (rispetto agli edifici seri e impenetrabili di allora), se non l’avessi fatto io l’avrebbe fatto qualcun altro al mio posto.
SchizziUn centro storico dev’essere progettato insieme alla comunità, “le pietre insieme alla gente”. Se si manda via la vecchietta che abita nella sua casa di sasso è un disastro. Non è vero che i centri storici crollano, le soluzioni per farli stare in piedi ci sono, bisogna cercarle. Il tema della partecipazione avviene continuamente nel lavoro. Ascoltare, che non significa obbedire, ma capire quello che le persone hanno da dire e di solito quelli che hanno meno da dire parlano di più. Ho passato la vita a fare conferenze. L’architettura non è arte popolare come non è popolare la diagnosi del medico sulla malattia del paziente. Il lavoro di gruppo è importantissimo. Spesso in queste fasi l’informalità raggiunge livelli tali che si dimentica chi ha detto cosa. Non sono mai riuscito a staccare il pensiero del tecnico da quello dell’architetto.

Schizzi, fai modelli, poi vai sul computer, questo è il quotidiano, il linguaggio dell’edificio. Poi a questo oggi si aggiunge la sostenibilità.
TrasparenzeL’architettura lo dicevo prima è rapina. Questi pezzi di ferro cemento sagomati sono stati letteralmente rubati da Pierluigi Nervi.
L’idea del museo è stata contemplare un pezzo d’arte alla luce del giorno. Questa dell’interno dell’edificio è un’immagine a me cara: le trasparenze, le leggerezze, le luci…
Il museo non è isolato, è inserito nel contesto dell’esistente. La manualità è stata esaltata in questo lavoro, il fare pezzo per pezzo, il fare in senso più ampio che si estende al laboratorio di restauro, fatto su strada, non nascosto.

Faccio un salto di parecchi chilometri, ma questo per dire come l’architettura è correre il mondo, scoprire le persone, le culture, la storia dei luoghi.

Osaka

Qui siamo ad Osaka. Durante un terremoto Kobe (in alto a destra) fu distrutta e la piattaforma dell’aeroporto subì uno spostamento elastico di 50 cm. L’arte dell’ascolto nei confronti della gente vale allo stesso modo per i luoghi, i luoghi parlano la loro storia. Mi ricordo che ci avvicinammo con la barca all’area dove avrebbe dovuto sorgere l’aeroporto, ma non c’era niente, e restammo lì una giornata intera a contemplare il paesaggio. L’aeroporto è come un grande aliante appoggiato.

Nel cantiere lavoravano 10.000 operai, un esercito.

AeroportoIl complesso è lungo 2 km e ci furono due imprese costruttrici che cominciarono dagli estremi per trovarsi al centro, io gli dissi “Non ce la fate”, non ci si riesce mai a trovare quando si parte da lontano, loro ci riuscirono.

La natura umana e l’orgoglio, questo mi è rimasto dall’esperienza degli operai giapponesi. Operai OsakaIn questa foto sono loro che ogni mattina si trovano a fare esercizi di riscaldamento prima di iniziare a lavorare e ogni sera passano mezz’ora a consolidare i pezzi prima di lasciare il cantiere. Su 38 mesi di cantiere in questa zona ci sono stati 36 terremoti. “E questa è la cattedrale all’interno” (vedi immagine in alto). Ho chiesto al cliente il giorno dell’inaugurazione “ Ma tu te la immaginavi così?”, “No” mi rispose. E’ una delle forze dell’architettura, non bisogna spiegar tutto, sennò ti fermi lì.

L’architettura è un mestiere corsaro, muovi, sposti, prendi qua, prendi la, trasformi. Sono mondi in cui continui ad incrociare il tuo destino con amici, tutti matti, che hanno dentro una speciale energia da trasmetterti.

Nel 1991 viene indetto un concorso a Berlino per la ricostruzione di Potsdamer Platz, vengono invitati a partecipare 15 architetti. Era un luogo pieno di fantasmi, due muri con un deserto in mezzo. Le tracce, che usi come fortunata presenza – benvenuti gli elementi nel progetto che creano disciplina – qui non c’erano più. Era un foglio bianco intriso di dolore, di tensione. Facemmo il masterplan e costruimmo 9 palazzi in quell’area. Nel cantiere lavoravano 5000 operai, di questi 500 erano tedeschi, gli altri venivano da tutto il mondo. E’ incredibile pensare come il luogo della più terribile intolleranza sia stato ricostruito da persone di tutto il mondo. Poi quando parli di architettura ti vien da ridere a pensare che per fare quest’opera è stata mandata  giù una squadra di operai per un anno e mezzo a disporre i casseri per le fondazioni. Ma è questa l’architettura, il rischio sta sempre nel fare le cose. Dal terreno non si riusciva a pompare l’acqua per prosciugare il fondo, così abbiamo pensato: “Facciamo un lago e facciamo le fondazioni”. Potsdamer Platz

Hai sempre questa dimensione, devi interpretare il tuo tempo, devi pensare agli utensili che ci sono oggi. A Berlino gli edifici hanno una doppia pelle di ceramica, un materiale antico come il mondo, resistente, durevolissimo, che appartiene al nostro immaginario. Non’è stato qui che abbiamo iniziato a riutilizzare questo materiale in un nuovo modo, ma qui ha avuto un significato particolare.
New CaledoniaQui siamo invece vicino ad Auckland, nelle isole del pacifico, più precisamente in Nuova Caledonia.
E’ la sede di un centro culturale dedicato a Tjibaou, il leader dei Kanaki, la più importante delle quattro tribù dell’isola. Il gesto, il movimento, la danza, il suono e il teatro, questa è la loro cultura. E’ un progetto a metà strada tra la cultura e l’antropologia. Quando gli alisei soffiano superando i venti nodi le vele cominciano a cantare. Il progetto è formato da 10 unità, per la danza, il canto, la musica… Abbiamo usato il legno. Il legno rappresenta un’energia rinnovabile, si può reinventare all’infinito, nasce dalla terra e ritorna alla terra in modo naturale. Qui usi 1000 metri cubi di legno e ne pianti 2000 così quelli che verranno dopo di te avranno a disposizione la stessa quantità. Qui è stato fatto e si può fare, io lo faccio a Genova, dove costruisco. Si deve fare.

Morgan LibraryMorgan LibraryFacciamo un salto di parecchi km, in America, Madison Avenue, tra la 35esima e la 36esima strada, dove si trova la 3° collezione al mondo di libri antichi, la Morgan Library. Il progetto di rinnovamento crea quella che a me piace chiamare una piazza interna. Qui lo scisto di New York è stato tagliato a 10 cm dalle fondazioni dei tre edifici esistenti per inserire il nuovo. L’antico non è stato sbeffeggiato. Le città si sviluppano per stratificazione.

New York è una città atmosferica, è rossa di sera, all’imbrunire, e si carica di un blu intenso subito dopo la pioggia. Palazzo New York TimesL’idea del palazzo per il New York Times doveva essere questa, catturare i colori mutevoli della città e prenderne la luce. Qui non è stato usato il vetro riflettente, potevamo farlo. Abbiamo pensato ancora una volta alla ceramica. Una superficie composta da tantissime “baguette”, qualcosa che permetta  che all’interno non arrivi mai il sole diretto e che non ostacoli la vista verso l’esterno. E il risultato è questo (foto), guardate la differenza con i palazzi vicini, la foto non è stata ritoccata, è la ceramica che rifrange la luce e la diffonde.

Il lotto aveva la funzione di ristabilire l’urbanità. Il piano terra non è chiuso sulla città, è aperto, si vede il traffico. E’ un’idea tollerante, “la trasparenza è più sicura dell’opacità perché la percepisci meglio”. Ma è difficile far capire queste cose, è per questo che “in ogni edificio che riesce c’è bisogno di un cliente bravo”, hai bisogno di qualcuno che ti protegga, ti sostenga. Perché fare un edificio è come passare il Far West. I pezzi sagomati del Beabour non c’era una ditta francese disposta a farli, sapete chi li ha prodotti? La Krupp, in Germania. E’ un’avventura incredibile l’architettura, non è un’arte facile, è pericolosa per chi la fa e per chi la riceve. Qui ho detto “in ogni angolo faccio una scala”, e così ho fatto, non si percepisce la necessità di prendere l’ascensore. Ma anche qui ho dovuto combattere con chi diceva che era impossibile da fare. E’ tutto così, non credete a quello che vi dicono, mentono, la metà di quello che dicono sono palle. Le raccontano non per cattiveria, non pensiate, ma perché sono pigri molto spesso. Fare forme nuove che abbiano un senso è difficile.
Però il dialogo è fondamentale, ascoltare senza fingere. Quando si lavora e vai lì per convincere è molto brutto, io non ci vado nemmeno. Il problema non è convincere, è capire. Ci metti l’autorità e il coraggio e ci metti anche la faccia. Se non sei leale nel discutere non serve assolutamente a niente.
Vado di corsa perché il tempo corre.

Museo delle Scienze di SF In California stiamo realizzando l’accademia delle scienze, a San Francisco. I ricercatori e gli escursionisti avevano una nave con cui giravano per mare raccogliendo le specie vegetali da tutto il mondo. Durante la stagione invernale attraccavano sulla baia e venivano in questo posto per studiare e divulgare le scoperte. L’idea dell’edificio è un microcosmo che raccolga tutto il mondo scoperto. Il tetto è fatto da speci locali che non hanno bisogno d’acqua perché la catturano durante la notte. La California è verde perché si continua a pompare acqua dal suolo. Bene, 300.000 di queste piantine, che sono invece presenze vegetali autoctone, popolano il manto di copertura. Sono contenute in piccoli basket che verranno assorbiti formando nuova terra. L’accademia è ventilata naturalmente ed è energicamente indipendente con le sue 55.000 celle fotovoltaiche. Ma non basta fare edifici che consumano poco, bisogna fare in modo che interpretino e celebrino questa nuova tendenza. Qui l’isolamento termico è fatto con cascami di blue jeans riciclati, le strutture sono in acciaio recuperato al 95%. Il giorno dell’apertura sono state liberate 100.000 farfalle.

LondraE questo è quello che stiamo concludendo a Londra. Londra si pensa che sia una città grigia, senza colore. Abbiamo pensato di mettere  la ceramica in una zona molto urbanizzata. E il risultato è un edificio di tante facce, di tanti toni, dall’effetto inatteso.

Chiudo con un immagine di Genova, questa è punta nave con il laboratorio dove lavorano assieme studenti che vengono qui a preparare la tesi da tutto il mondo. Ma più che insegnare a studiare, qui si impara ad ascoltare. Il mare e la natura sono una costante presenza; il lavoro in gruppo, seduti tutti intorno ad un tavolo, partecipando e discutendo è al centro della formazione degli studenti. E poi il laboratorio. L’attività di modelli ci piace molto. Il modello aiuta molto. Non ho mai fatto un progetto senza essere passato attraverso la prototipizzazione dei suoi pezzi. Un architettura quando è fatta è finita. Impone all’umanità di convivere con il brutto per sempre, o almeno per tempi molto lunghi. Non si può correre il rischio. L’edificio è fatto pezzo per pezzo e i pezzi non sono fatti per strabiliare, sono fatti per capire.

Creare è come guardare nel buio, questa è un po’ l’avventura dello spirito, all’inizio non si vede niente, ma alla fine ci si ritrova. E’ per questo che bisogna imparare a guardare nel buio con coraggio, senza scappare

Categorie:Articoli
  1. Taurus
    22 ottobre 2009 a 10:34 | #1

    L’accademia delle scienze di SF l’ho vista. È molto interessante soprattutto sapendo il bassissimo impatto ambientale che ha questa struttura sia in fase di costruzione sia ora che è in funzione.
    Ora è uno degli edifici simbolo di SF, appare in tutte le guide della città.

  1. Nessun trackback ancora...